Si parte dalla storia.

Bocca di magraBocca di Magra, frazione del comune di Ameglia, è situata sulla riva destra dell’omonimo fiume, di fronte a Fiumaretta. Punta estrema del levante ligure, là dove la Liguria si addossa alla Toscana, viene considerata un piccolo gioiello, caratterizzato dalla vista maestosa delle Alpi Apuane, e dall’incontro armonioso tra fiume e mare.

Oltre alla sua incontestabile bellezza paesaggistica, è importante rilevare la sua memoria storica, che si perde nel tempo più lontano.

Il lembo di Terra, che insieme ad altre località comprende Bocca di Magra, era prima dei Liguri Antichi, poi degli Etruschi e dei Romani. Qui si trovava il “Portus Lunae”: una larga ansa del fiume Magra di grande importanza strategico economica, non solo per l’interesse fluviale ma anche per il valore agricolo dei campi intorno. A testimoniare la grandezza di questo antichissimo porto, fu la volontà di riunire qui duemila coloni, ex veterani, provenienti da Roma. Fra loro molti erano gli specialisti di appoggio per la Flotta Imperiale che qui sostava, per poi dirigersi a Genova e alle Gallie. La facilità di accesso alla foce, l’ottimo ancoraggio nella sabbia, uniti alla possibilità di fare a meno di fari (le navi romane infatti qui navigavano a vista e di giorno), favorirono moltissimo le condizioni di navigazione.

Passeggiando oggi nel piccolo borgo di Bocca di Magra, si possono ammirare i segni lasciati dai Romani, respirare parte della loro quotidianità e scoprire il fascino storico che tale civiltà ha lasciato in questo luogo .

La foce del Magra: antico luogo di pescatori

pesca rezzaglioNel 1854 Bocca di Magra risorse come villaggio di pescatori, quando fu gettato il primo cavo telegrafico sottomarino tra la costa tirrenica e la Corsica.

La zona di Bocca di Magra è sempre stata ricchissima di pesce, perciò diverse famiglie lasciarono Montemarcello e Ameglia per stabilirsi in prossimità della foce del fiume. Ai primi del ‘900, la fama di buona pesca fece accorrere sulla costa tirrenica – con i loro trabaccoli – molti pescatori di San Benedetto del Tronto che misero su casa a Viareggio, Lerici, Le Grazie e anche a Bocca di Magra. Le loro barche erano chiamate anche “paranzelle” o “bragozzi“. Erano grandi, con una forte ossatura, una bassa murata, il ventre piatto e larghe vele triangolari dipinte a colori vivaci o con disegni di popolare fattura. Le “paranze” rastrellavano i fondali con le reti, navigando a coppie.

Tipica attività del luogo è indiscutibilmente la pesca con il rezzaglio, utilizzato ancora oggi da un buon numero di pescatori della foce del Magra. Questo metodo di pesca è molto impegnativo dal punto di vista fisico e nel tempo è stato soppiantato da altri tipi di rete e strumenti sicuramente più efficaci e remunerativi.
Nel corso degli anni Bocca di Magra ha cambiato il suo aspetto, pur sempre mantenendo le caratteristiche di piccolo paese di pescatori, per molto tempo costituita da una zona litoranea sabbiosa lungo la foce del fiume, si è evoluta con giardini e piastrellamenti.

All’attività tradizionale della pesca è subentrato lo sviluppo turistico e residenziale, con la creazione di diverse darsene per la nautica da diporto e servizi di motobarche per raggiungere le piccole insenature situate oltre il promontorio del Caprione o alte località quali Lerici, Portovenere e le Cinque Terre.

Ritrovo di artisti ed intellettuali

Sans FaçonFavorire un più ordinato sviluppo economico e sociale di questa parte del nostro paese” e “informare l’opinione pubblica dei pericoli che gli interessi speculativi di forti gruppi finanziari possono far correre ad uno dei più bei luoghi dell’alto Tirreno”.

Sono le parole recitate dallo Statuto di fondazione della “Società degli Amici di Bocca di Magra”. Società, nata nel piccolo paese intorno agli anni ’60 dello scorso secolo, con l’obbiettivo della tutela del paesaggio e dei territori di Ameglia e frazioni dalla speculazione edilizia. Il consiglio direttivo della società era formato da molti intellettuali: Giulio Einaudi, Luigi Biso, Nicola Chiaromonte, Franco Fortini, Giorgio Piccardi, Vittorio Sereni, Hans Deichmann, Vittorio Korach, ma risultavano circa ottanta membri firmatari, tra cui Italo Calvino, Mary Mc Carthy, Valentino Bompiani, Guido Piovene, Mario Soldati, Harry Craig ed Elio Vittorini. Loro luogo di riunione era la Villa degli Ulivi, di proprietà di Luigi Biso, definito da Sereni una sorta di genius loci, e Ida Fabbricotti, (ultima discendente della famiglia di industriali del marmo che possedeva numerose proprietà nell’ambito del nostro territorio, in seguito acquistati dal Monte dei Paschi di Siena quando i Fabbricotti fallirono).

Questi intellettuali richiedevano, tra le altre cose, maggiori attrezzature per farla finita con la confusione e il sudiciume al fine di inibire uno sbocco verso il turismo di massa. C’è da dire che, ancora prima della Villa degli Ulivi, molti di essi si riunivano e soggiornavano al Sans Façon, locanda-albergo di proprietà della famiglia Germi.

Certo un nome curioso, la cui origine viene tramandata nel corso degli anni. Si narra che un giorno il bisnonno di Carlo Germi, Luigi Germi,che fu il primo a installarsi in una baracca sul fiume verso il 1848 come “scaffaro”, ossia traghettatore della Dogana, incontrò due marinai francesi di passaggio, che chiesero dove si trovasse una locanda per rifocillarsi. Non essendovene alcuna nei paraggi, egli ,cucinò loro in quattro e quattr’otto del buon pesce, senza formalità o meglio, senza problemi, senza maniera. Accese il fuoco all’aperto e sulla graticola mise alcuni cefali ad arrostire e non avendo alcun limone per condire i pesci, gli venne l’idea di fare una spremuta da un grappolo d’uva acerbo.

Senza saperlo lanciò la moda di un piatto che sarebbe divenuto famoso: il cefalo allo sprocco. I francesi mangiarono con gusto quel pranzetto alla buona e ritornarono ancora tante volte per assaggiare quella cucina. Il continuo aumento della clientela lo spinse ad edificare un locale più ampio in muratura con una vera cucina. La fama della trattoria raggiunse anche i villeggianti della Versilia che presero a frequentare regolarmente “Sans Façon” e ne divennero amici. “Sans Façon” era riconoscibile immediatamente per la sua prestanza fisica e per la sua gran barba bianca che incorniciava un volto coperto da un cappello panama regalatogli da un suo cliente, il conte Guicciardini di Firenze e da cui non si separava mai. Morì a 77 anni nel 1899, ma l’ospitale tradizione del patriarca fu mantenuta dai figli. Nel 1902, sopra l’ingresso della trattoria, fu messo un busto in marmo, regalato dai clienti di Carrara (ancor oggi è visibile dove esisteva la vecchia trattoria).

Tra i grandi intellettuali che scelsero Bocca di Magra, come luogo di vacanza e tranquillità; non si può trascurare la presenza di Montale recatovisi, verso la fine degli anni ’20. Dedicò a questo luogo un racconto “La casa sul Magra” e la poesia “Il ritorno”, in cui è nominato il barcaiolo Duilio, che traghettava la gente dall’una all’altra riva del fiume, quando ancora non c’era il ponte a collegarle. Costruito successivamente nel 1961.

Il ritorno”

Ecco bruma e libeccio sulle dune

sabbiose che lingueggiano

e là celato dall’incerto lembo

o alzato del va – e – vieni delle spume

il barcaiolo Duilio che traversa

in lotta sui suoi remi; ecco il pimento

dei pini che più terso

si dilata tra pioppi e saliceti,

e pompe a vento battere le pale

e il viottolo che segue l’onde dentro

la fiumana terrosa

funghire velenoso d’ovuli; ecco

ancora quelle scale

a chiocciola, slabbrate, che s’avvitano

fin oltre la veranda

in un gelo policromo d’ogive,

eccole che t’ascoltano, le nostre vecchie scale,

e vibrano al ronzio

allora che dal cofano tu ridesti leggera

voce di sarabanda

o quando Erinni fredde vantano angui

d’inferno e sulle rive una bufera

di strida s’allontana; ed ecco il sole

che chiude la sua corsa, che s’offusca

ai margini del canto – ecco il tuo morso

oscuro di tarantola: son pronto.

E. Montale

Grande frequentatore del paese fu anche Vittorini, che attirò molti intellettuali e amici, ce ne parla Marguerite Duras nel romanzo “I cavallini di Tarquinia”, nel quale racconta di un certo Ludi che altri non è che Vittorini in vacanza. Il libro parla pure della terrazza della locanda il Pilota, di Eolo e le figlie, sede di serate danzanti situata sull’altra riva (sinistra), a Fiumaretta.

Gli anni ’60 hanno reso indiscutibilmente il piccolo paesino un punto d’incontro intellettuale ed artistico; grandi personalità hanno lasciato in questo luogo il loro cuore regalandoci ricordi indelebili attraverso parole e dipinti.

Il 17 gennaio 2006, all’età di 98 anni, moriva il Dottor Luigi Biso. In occasione del centenario della sua nascita le Comunità del comprensorio apuo-lunense gli resero un sincero omaggio, accomunate nel ricordo di una persona meravigliosa, un gentiluomo, un insigne medico… che ha amato, servito e onorato la sua terra prodigandosi nel volontariato sociale e per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni ambientali e culturali. Venne così inaugurato in suo ricordo, il monumento dedicatogli dallo scultore Nardo Dunchi.

 

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